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State of Decay: Year-One Survival Edition Recensione

Vita (e morte) al tempo del colera... zombie!

il 23 aprile 2015 (9:15) di @zart
 
State of Decay Year One Survival Edition (1)

Impratichirsi fin da subito nella navigazione dei menù che compongono la parte gestionale del titolo è fondamentale. Fortunatamente la localizzazione in italiano arriva in aiuto dei più pigri.

Poco fa abbiamo acceso la console per assicurarci che nessuno si sia ammalato durante la nostra assenza. Fra la recente pubblicazione di Grand Theft Auto V, la riproposizione di Shovel Knight su console Sony e il ritorno in pompa magna dei tattici in tempo reale su Nintendo 3DS con Project Steam, non potevamo proprio permetterci di dedicare tutto il tempo che avevamo a disposizione a quel branco di folli che abbiamo raccattato fra le macerie dei palazzi fatiscenti che fanno da sfondo a State of Decay: Year-One Survival Edition.

Facendo un passo indietro, è giusto introdurre con professionale completezza il primo progetto sviluppato dal debuttante team creativo Undead Labs. Dietro a questo nome(n omen) si nasconde quello del ben più noto programmatore Jeff Strain, uno dei volti chiave coinvolti nello sviluppo del celebre MMORPG e vero e proprio fenomeno culturale World of Warcraft. Lidea dietro lo sviluppo di State of Decay era quella di creare un videogioco online in cui i giocatori potessero sentirsi effettivamente al centro di unepidemia zombie e potessero quindi comportarsi di conseguenza, cercando lappoggio di alleanze o razziando i campi base degli avversari in rete in cerca di provviste e pallottole.

Siamo quindi di fronte ad un titolo che, sulla carta, dovrebbe presentare un concept sul quale sono stati poi basati i successivi titoli videoludici che rispondo al nome di H1Z1DayZ. Fortuna vuole che il team dietro la creazione del titolo si sia potuto focalizzare sulla creazione di un primo titolo offline capace di ricalcare lo stesso concept originario del ben più lungimirante progetto iniziale. Sperimentale è sicuramente uno dei primi aggettivi che mi balenano in mente quando penso a questo State of Decay, arrivato nel 2013 su Xbox 360 e PC e ora pubblicato in una riedizione espansa e rivista dal punto di vista tecnico.

State of Decay Year One Survival Edition (2)

Non fatevi ingannare dal mite paesaggio naturale, in State of Decay la vastità della mappa sarà uno degli elementi di cui tenere conto fra uno spostamento e laltro.

Benvenuto nel survival zombie apocalypse!

Se liniziale contesto multiplayer online è stato ragionevolmente abbandonato in virtù di un primo esperimento da proporre ai giocatori per verificarne linteresse e quindi confermare un futuro allinsegna della collaborazione con Microsoft Studios (e i soldoni di zio Bill), quel che è certo è che non se ne sente praticamente mai la mancanza. Il mondo di State of Decay è persistente e ogni due ore passate lontane dai sopravvissuti digitali e le loro drammatiche esistenze è un vero e proprio giorno virtuale che si addiziona a quelli delle loro effimere esistenze. Se Resident Evil nel 1996 poteva vantare la storica frase Benvenuti nel survival horror, State of Decay potrebbe benissimo aprirsi con un ben più laconico Sopravvivi. e riassumerebbe in una sola parola tutto ciò che il giocatore deve fare.

Daltronde la vallata di Trumbull è la location perfetta per inscenare il più classico degli scenari post-apocalittici: una natura dai colori colori autunnali si estende, mite, davanti agli sguardi degli attoniti protagonisti mentre si rendono conto, nei primi istanti successivi alla selezione del fatidico menù Nuova Partita, di quanto sta succedendo. Come buon sandbox open world comanda, State of Decay si comporta un po come un Grand Theft Auto qualsiasi. Telecamera in terza persona, ci si muove in lungo e in largo potendo scalare le altezze a misura duomo e si combatte con armi da fuoco e soprattutto oggetti contundenti trovati qua e là, fra una ricerca di cibo e laltra. Prendere il possesso di un autovettura nel mondo del titolo Undead Labs non è più un reato, ma solamente un gesto disperato per assicurarsi un solo attimo di sopravvivenza in più. Col dipanarsi dei minuti di gioco si fa poi la conoscenza dellaspetto più propriamente gestionale del titolo, nel momento esatto in cui si entra a far parte di una comunità di sopravvissuti e ci si rende conto che ogni vita rappresentata dagli abbozzati modelli poligonali antropomorfi è legata a delle fragili statistiche come la quantità di cibo disponibile o la presenza o meno di medicinali nel campo base. Viaggiare in lungo e in largo in cerca di sopravvissuti da portare nel proprio rifugio porta inesorabilmente a fare i conti con le prime missioni legate alla storia, più che altro un accorato tentativo da parte degli sceneggiatori di giustificare i più classici tropi della narrativa post-apocalittica filo-Romeriana ma non solo.


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State of Decay Year One Survival Edition (3)

I nemici più temibili sono sicuramente le varianti di zombie che si incontrano di tanto in tanto.

Lesplorazione e il confronto con i vari tipi di creature che affollano gli edifici abbandonati e le campagne limitrofe porta anche a fare i conti con la morte che, inaspettatamente, può interessare anche quegli stessi personaggi che erano stati presentati allinizio del gioco come se fossero i protagonisti. Con la morte permanente di un membro dei sopravvissuti, lattenzione si sposta semplicemente su un altro, permettendo ad ognuno dei componenti del gruppo di evolvere seguendo i propri tratti unici. Ogni sopravvissuto è infatti legato ad alcune caratteristiche che lo differenziano dagli altri e linclusione di persone specializzate nel proprio gruppo permette di godere di alcuni bonus. Daltronde se proprio dobbiamo aggiungere uno sconosciuto nel nostro rifugio, che almeno sia un buon chef capace di rifocillarci a sufficienza o un militare pronto ad addestrare i compagni ai rudimenti del combattimento, no?

La crescita dei personaggi è legata alle loro abitudini e sebbene alcune di questi siano naturalmente portati per determinate attività, vige la regola generale che più uno di questi si allena in un determinato campo e maggiormente questo si potenzierà. Specializzare i personaggi nel combattimento, piuttosto che nella resistenza nella corsa o nello scontro a fuoco diventa assolutamente fondamentale col prosieguo del gioco, soprattutto se uno dei cavalli di battaglia di inizio avventura finisce per essere preda degli insaziabili assalitori. E credeteci, se non si presta particolare attenzione non è poi così raro assistere alla morte di uno dei protagonisti.

State of Decay Year One Survival Edition (4)

Ogni azione positiva agli occhi della comunità è ricompensata con una valuta numerica che può essere spesa per ordini impartibili dal walkie talkie in dotazione ai protagonisti. Nel caso non ci si sentisse sicuri è possibile chiedere ad un compagno di accompagnarci nellesplorazione oppure, se non ci si sentisse particolarmente in vena di tornare al campo base è possibile segnalare la presenza di risorse specifiche in abitazioni e palazzi circostanti così da farle prelevare dai compagni. Nelle fasi più avanzate diventa poi necessaria la ricerca di una base in cui poter far convivere il gruppo (auspicabilmente) crescente di sopravvissuti e la costruzione o lampliamento di risorse come campi di accoglienza, cucine, torri davvistamento ecc. . Il tutto viene gestito in tempo reale da un menù che non ghiaccia mai lazione del gioco e che permette agli zombie di coglierci impreparati mentre si consulta la mappa o si cerca di capire quale motivo potrebbe aver spinto uno dei sopravvissuti ad uccidere un compagno mentre eravamo impegnati nellesplorazione di una città limitrofa. Compiti secondari proposte dai sopravvissuti e missioni a tempo condiscono linsalata di azione, strategia e coraggio, tenendo alta lattenzione e la tensione nel giocatore, coscio del fatto che una scelta errata o un calcolo sbagliato possono fare la differenza fra la vita e la morte di uno dei famigliari volti che ci accolgono al rifugio dopo ogni missione.

Zombie a 1080p?

State of Decay Year One Survival Edition (5)

Gli zombie si organizzano in squadre che, se allarmate, metteranno a dura prova anche i più coriacei dei sopravvissuti.

Purtroppo loriginalità del progetto e la filosofia sperimentale che abbraccia ogni singola componente del lavoro svolto da Undead Labs deve fare i conti con una rimasterizzazione HD dalla qualità piuttosto deludente, specialmente su Xbox One, dove in pieno 2015 il gioco fatica ad essere credibile dal punto di vista prettamente cosmetico. Certo, stiamo parlando di un netto miglioramento rispetto alledizione precedente e la maggiore pulizia e laumento del dettaglio grafico sono una vera e propria manna dal cielo, ma stiamo comunque parlando di un prodotto che se non fosse retto da un solido motore ludico farebbe storcere il naso a chiunque assistesse ai primi minuti di gioco in media res, dove ci si trova letteralmente catapultati nel mezzo di una rissa senza la benché minima introduzione narrativa in uno scenario bucolico che pare uscito da una versione in bassissima risoluzione di Watch Dogs. Il problema più grave è tuttavia rappresentato dal counter FPS, sulla carta ancorato alla cifra di 30 frame per seconds, ma concretamente sempre vicino alla soglia dei 20. Jesper Kyd, compositore noto ai più per i suoi lavori tratti dalla serie Ubisoft Assassins Creed, sforna per loccasione una colonna sonora che fa un po il verso a quella di The Last of Us, con momenti acustici disillusi e brani dal ritmo crescente e martellante abbinati alle fasi in cui orde di zombie si stanno lanciando allinseguimento del protagonista, mentre Microsoft e il team di creativi dietro al gioco hanno pensato bene di permettere limportazione dei progressi inanellati su Xbox 360 in questa nuova versione espansa e aggiornata (più o meno) allo standard current gen.


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Commento finale
 

Se pensate che Project Zomboid rappresenti l'apice dei giochi di sopravvivenza a tematica zombie, il nostro consiglio è quello di volgere lo sguardo anche a questo gioiellino sperimentale che prende il nome di State of Decay: Year-One Survival Edition. E ricordatevi che mentre eravate qui a leggere questa recensione probabilmente nel mondo di State of Decay qualcuno sta cercando aiuto in quel di Trumbull Valley.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il sequel MMO in arrivo in esclusiva per console Xbox One nei prossimi mesi potrebbe davvero ridefinire il genere e proporsi come uno dei progetti più interessanti nel prossimo futuro.

Il Gioco
 
Sviluppatore

Undead Labs

Publisher

Microsoft

Data di uscita

28/04/2015

Pro

- Riuscitissimo mix di elementi gestionali, esplorazione e fasi d'azione
- L'unico e vero titolo che permette di vivere un'apocalisse zombie nei panni di una persona qualunque
- Un pacchetto completo che include il titolo originale, due espansioni e tanti extra non presenti nell'edizione Xbox 360 e PC pubblicata nei mesi scorsi

Contro

- Linea narrativa appena abbozzata e nemmeno tanto originale
- Tecnicamente fermo alla generazione scorsa
- I vistosi cali di FPS non si possono proprio vedere

Redazione
Il voto di G969
8.2


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    Avevo giocato la versione 360 e mi era parso interessante, ma dopo questa recensione mi sento moralmente obbligato a prenderlo anche per Xbox One!