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Freedom Wars Recensione

Orwell non era solo parole e propositi.

il 17 novembre 2014 (10:57) di
 

Dura la vita dellabitante dei racconti ad ambientazione distopica.

Pessimo cibo, società inconcludente, mancanza totale di un appiglio etico o morale, obbligo di devozione totale a un regime totalitario, normalmente formato da macchine o coscienze superiori. Tratteggiando i caratteri base del filone narrativo di riferimento, abbiamo descritto in pochi, semplici concetti lambientazione del titolo di Sony Japan Studio, realizzato in collaborazione con Shift e Dimps.

Al netto di unambientazione soffocante e claustrofobica, tuttavia, Freedom Wars propone unestetica che esula enormemente dal contesto a cui vorrebbe rifarsi, proponendo una cosmesi forse più vicina a quella dei manga a target adolescenziale o poco più.

Poco male, poiché il genere a cui si rifà è chiaramente quello di un altro famoso marchio nipponico, ossia God Eater, dal quale trae ben più di qualche piccolo spunto. Fatto sta che, malgrado entrambi cerchino di scimmiottare lazione e la profondità di Monster Hunter, nel caso di Freedom Wars il risultato è un opinabile guazzabuglio di elementi J-RPG fin troppo cavillosi e per nulla aiutati da uninterfaccia utente mal realizzata, e una componente action che risulta il pezzo forte dellintera opera, ma che non esalta a causa di diverse problematiche.

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freedom-wars-concept-art-3Perché sì, benché Sony Europe lo presenti come una sorta di shooter tattico con azione jrpg, lapproccio del titolo alla componente propriamente ludica è la somma di due parti che non riescono a brillare né singolarmente né sommandosi. La parte esplorativa e legata alla narrazione è lenta, inutilmente verbosa e sorretta solo da una buona atmosfera e da alcune intelligenti trovate che calano maggiormente nel mondo di gioco, come una serie di provvedimenti disciplinari che colpiscono direttamente il giocatore in quanto prigioniero di una società distopica, andando a garantirgli solo determinati elementi del gameplay solamente con la progressione dellavventura.

Grazie al cielo, gli sviluppatori hanno reso possibile spostarsi velocemente con il fast travel, seppure a qualche ora dallinizio del titolo. Non che le ambientazioni esplorabili siano vaste o particolarmente ricche (tuttaltro, in realtà), ma non appena si farà la conoscenza con gli interminabili tempi di caricamento offerti dal titolo Dimps/Shift sarete ben lieti di questa implementazione. Grande spazio è lasciato allestetica, orpello ormai irrinunciabile per qualsiasi titolo a medio-alto budget, grazie a una personalizzazione praticamente totale dei protagonisti e dei loro partners robotici. Del resto non manca nulla: un basilare sistema di crafting, la possibilità di personalizzare e potenziare le proprie armi e tanti altri begli elementi che da soli dovrebbero garantire una profondità tattica ineguagliabile, ma che, a causa della scarsità dinformazioni rivelate dai tutorial e della casuale quanto inspiegabile impennata della difficoltà sulle battute finali, vengono vanificati.

Il lato action riesce a convincere su più fronti, grazie soprattutto a un rampino in dotazione a tutti i personaggi impegnati nelle battaglie, oltretutto declinabile in una delle tre principali varianti: attacco, difesa e cura. Le missioni di gioco prevedono fondamentalmente due obiettivi: il salvataggio di civili sparsi nelle decadenti ambientazioni post apocalittiche o la distruzione indiscriminata di tutto ciò che si muove. I nemici umani non sono un grande problema e, malgrado si dividano in diverse classi da affrontare in modo opportuno, i veri nemici del titolo sono rappresentati dalle mostruose creature giganti il cui solo obiettivo è quello di rapire i civili, eliminare il giocatore e la sua squadra e, perché no, qualche volta privarlo anche del suo compagno automa.

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Freedom WarsLuncino equipaggiabile da ogni eroe impegnato negli scontri dona così unincredibile quanto inaspettata verticalità allazione che è dotata di uninnegabile ritmo, nonostante risulti il più delle volte una sorta di esercizio ripetuto allo sfinimento con una curva di difficoltà in ripida ascesa. Fortunatamente, è possibile portare a termine i compiti più difficili imposti dal Panopticon, le gigantesche città stato alle quali ogni giocatore deve fare riferimento, optando fra un gruppo di compagni mossi da una IA potenziabile e una ben più dinamica squadra di elementi umani, sfruttando sia il multiplayer ad hoc locale sia quello in rete. In tal caso è pregevole la grande importanza infusa dalla produzione Sony nel gioco di squadra. Malgrado tutti i difetti, Freedom Wars riesce sempre a divertire quando giocato in compagnia, sia in cooperativa sia in modalità competitiva. Purtroppo la svogliatezza dei designers sul fronte della varietà e della quantità dei compiti offerti dal titolo è concreta e riscontrabile dopo solo qualche ora di gioco.

Come menzionato in apertura, Freedom Wars è soprattutto estetica (j)pop, e al netto di unimprobabile ambientazione post apocalittica è facile riscontrare come la direzione artistica della produzione non faccia altro che strizzare locchio a tutti quegli appassionati di animazione in cerca da sempre di un titolo action da giocare sulle loro console portatili Sony. La modellazione poligonale dei protagonisti non è da meno, e la grande varietà di accessori, capigliature, vestiti e dettagli con cui fregiare la propria coppia di avatar lascia pochi dubbi su quanto Sony tenesse al comparto online del videogioco. Effettivamente, è impossibile imbattersi in giocatori in rete con personaggi simili, anche dopo diverse partite giocate con host di provenienza sia occidentale sia orientale. Tiepido il riscontro sulle ambientazioni. Le arene degli scontri sono presenti in numero piuttosto esiguo, ma almeno possono contare su una caratterizzazione che, seppure sommaria, rende lidea di trovarsi in un mondo desolato, estinto e senza ormai via di fuga. Le poche location esplorabili nelle fasi narrative, invece, risultano sottodimensionate rispetto a quello che il Panoption dovrebbe rappresentare e, come menzionato qualche riga sopra, è anche piuttosto infelice aggirarsi qua e là, sapendo di dover attendere una decina di secondi di caricamento fra ogni mappa.

Commento sonoro tutto sommato discreto, con un doppiaggio in sola lingua giapponese che svela senza mezzi termini quanto loperazione di localizzazione di Freedom Wars sia stata realizzata tenendo conto di un budget ridotto rispetto a tante altre produzioni sorelle. In tal senso, stupisce la localizzazione dei testi in italiano. Almeno per una volta potremo giocare a un titolo dallestetica palesemente nipponica senza che nel suo titolo appaiano le parole Final o Fantasy.


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Commento finale
 

Le premesse di Freedom Wars sono interessanti, ma il sense of wonder del giocatore si infrange presto su un comparto ludico lento, inutilmente cavilloso e narrativamente deludente. Le fasi action potrebbero anche reggere da sole l'intera produzione, aiutate da dei valori di produzione ben al di sopra della media dei prodotti PS Vita, ma la scarsa varietà dei compiti finisce inesorabilmente per stancare anche il più appassionato dei giocatori.

Il Gioco
 
Sviluppatore

Sony Japan Studio / Shift / Dimps

Publisher

Sony Computer Entertainment Europe

Data di uscita

29/09/2014

Redazione
Il voto di G969
6.5

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Lettori
Il voto dei lettori

Hai votato

Pro

- Tecnicamente ben realizzato
- Cosmesi curata, con possibilità di profonda personalizzazione dei propri avatar
- Azione al cardiopalma e situazioni in cui è necessario coordinarsi con i propri compagni
- Localizzazione in italiano e audio giapponese

Contro

- Caricamenti eterni e tempi di attesa in generale troppo lunghi
- Personaggi e intreccio narrativo dimenticabili
- La componente "social" non è preponderante e incidente quanto dovrebbe
- Sistema di controllo non sempre all'altezza. Potrebbe, da solo, farvi agognare l'acquisto di una PS TV per la sua compatibilità con il Dual Shock 4.

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  • http://www.lucciolelanterne.eu/ Riccardo Minisola

    Scaffale, mannaggia al cane, e io che ci speravo tantissimo.