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Battlefield Hardline Recensione

Nuovi "vizi" a Miami

il 23 marzo 2015 (17:05) di @Syrian74
 

Quando si decide di mettere mano a qualcosa di molto famoso e molto conosciuto, nella fattispecie un gioco da sempre accompagnato da grandi aspettative e che solitamente non delude i suoi numerosi fan, si corre il rischio di fallire miseramente e vedere anni di carriera buttata alle ortiche per aver osato anche solo pensare di poter cambiare in toto quel qualcosa che da anni va bene così com’è.

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Ecco perché è innegabile che Visceral Games si sia presa una bella gatta da pelare nel momento stesso in cui ha accettato di reinventarsi il mondo di Battlefield cambiando addirittura scenari e storia. Un bel coraggio, non c’è che dire, soprattutto se si considera che l’ultimo capitolo della serie, Battlefield 4, pur essendo un prodotto molto valido, è stato suo malgrado funestato sin dall’inizio da problemi che nessuna patch è stata in grado di risolvere. Così, mentre tutti noi attendiamo con ansia il quinto capitolo della saga da sempre diretta concorrente di Call of Duty, Electronic Arts decide di arruolare il team di sviluppo di Visceral Games, noto soprattutto per la trilogia di Dead Space, per affidargli una sorta di spin off intitolato Battlefield Hardline che per la prima volta porta lo sparatutto in prima persona ad abbandonare i famosi scenari di tante battaglie per approdare nella guerra urbana, dove i soldati hanno ora il volto di ladri e poliziotti.

La prima novità assoluta per la serie Battlefield è la migrazione dai più classici ambienti di guerra verso la città di Miami. ]Infatti, la prima novità assoluta per la serie Battlefield è la migrazione dai più classici ambienti di guerra, dove abbiamo vinto e perso numerose battaglie, verso la città di Miami, teatro, ora come in passato, dell’eterna lotta tra il bene e il male, tra forze dell’ordine e delinquenti, tanto che non passa inosservato come questo titolo abbia voluto forzatamente (forse anche troppo) strizzare l’occhio alle serie poliziesche americane, una fra tutte proprio Miami Vice. Naturalmente, anche in questo caso abbiamo la classica campagna single player e la modalità multigiocatore, entrambe di stampo chiaramente cinematografico, con tempistiche più immediate, meno tatticismi e un andamento di gioco votato completamente al divertimento puro e semplice.

Dopo averci giocato per un bel po’ di ore, anche noi di G969 siamo pronti a dirvi la nostra su uno dei titoli più controversi di questo inizio 2015.

HAI IL DIRITTO DI RESTARE IN SILENZIO

Sicuramente, con l’avvicendarsi al timone del gioco di DICE e Visceral Games, tutti noi ci aspettavamo una campagna molto articolata, di grande impatto, difficile al punto giusto, divertente e ricca di colpi di scena.

Purtroppo non è andata propriamente così. La modalità in singolo si compone di soli dieci capitoli, tutti abbastanza brevi, tanto che la longevità del gioco non va oltre le 6/7 ore. Un vero peccato se pensiamo che dietro cè il team che ci ha regalato trame avvincenti e storie molto ben congegnate come quelle viste e giocate proprio in Dead Space. Un’occasione persa per regalare, almeno per una volta, a un gioco che punta molto sul multiplayer una campagna degna di un titolo di così grande richiamo. In Hardline vestiamo i panni del poliziotto Mendoza che insieme al suo partner di lavoro cerca in tutti i modi di fermare il cartello della droga presente a Miami lottando anche contro i suoi colleghi corrotti, poliziotti che hanno deciso di passare dall’altra parte e che quindi, pur continuando a indossare la divisa, fanno più di un favore alla malavita locale. La trama si evolve così tra un arresto e un altro, senza particolari colpi di battlefield hardline (2)scena, con Mendoza che mostra continuamente il distintivo per compiere un arresto senza troppi spargimenti di sangue. Ogni missione è composta da sottomissioni che riguardano in particolare la raccolta delle prove sulla scena del crimine e l’arresto di alcuni ricercati le cui generalità ci vengono mostrate durante il breefing che ci illustra cosa ci aspetta e come dobbiamo muoverci. Mentre però Mendoza soffre di una netta carenza di personalità, lo stesso non può dirsi della sua partner (interpretata da Kelly Hu) che invece di carisma ne ha da vendere e che più di una volta si metterà nei guai con la disciplinare per alcuni comportamenti un po’ troppo sopra le righe.

Le fasi di gioco si alternano sapientemente tra cut scene, sparatorie, sezioni stealth e di guida che, pur se abbastanza divertenti, non riescono mai a brillare fino in fondo, regalandoci una narrazione sempre troppo piatta e lineare. Certo, il giocatore gode di piena libertà su come approcciare il nemico, tanto che saremo noi alla fine a decidere se farci strada a suon di piombo fumante oppure se provare ad andare avanti in maniera più furtiva, tanto da fare invidia anche all’Agente 47. Obiettivo delle nostre azioni è sempre quello di raggiungere un punto Le fasi di gioco si alternano tra cut scene, sparatorie, sezioni stealth e di guida che, non riuscendo quasi mai a brillare, rendono la narrazione sempre troppo piatta e lineare.preciso della mappa. Sta a noi decidere come arrivarci. Se però decidiamo di sfruttare a nostro vantaggio i coni visivi, ovvero studiare attentamente le mosse del nemico e vedere da che parte sta guardando, allora andare avanti in maniera furtiva, oltre a darci maggiori soddisfazioni, ci regalerà anche la possibilità di sbloccare armi ed equipaggiamenti che altrimenti non riusciremo ad avere. Se poi abbiamo necessità di distrarre un nemico, basterà lanciare un bossolo per vederlo correre nella direzioni da cui proviene il rumore sospetto, così da spianarci la strada tra un nascondiglio e l’altro. Potremo anche decidere di arrivare alle spalle del nemico e stordirlo con un colpo di manganello per poi infilargli le manette ai polsi, facendo in modo che non possa più nuocere a nessuno.

Tutto questo sarebbe molto più bello e divertente se fosse accompagnato da un’I.A. nemica un pochino più sviluppata. Invece i nostri nemici hanno un encefalogramma completamente piatto e così andare avanti si rivelerà più facile del previsto. Un suggerimento? Giocate Hardline direttamente in modalità veterano in modo da divertirvi un po’ di più. Anche arrestare un nemico, mostrando semplicemente il distintivo, se all’inzio potrà sembrarci un’idea geniale, alla lunga risulterà solo frustrante e poco interessante perché, anche se individuati, basterà premere entro pochi secondi L1 per far scattare le manette ai polsi del malvivente di turno. Se però il delinquente è attorniato da altri nemici e non teniamo d’occhio i loro movimenti, la situazione ben presto degenererà e noi ci ritroveremo nel bel mezzo di una sparatoria furibonda, anche se uscirne illesi non sarà alla fine poi così difficile. Peccato. Di contro, molto divertente l’idea di far raccontare da una voce fuori campo, a ogni inizio missione, ciò che è successo negli episodi precedenti. Così come risulta molto divertente il fatto che, quando si decide di uscire dal gioco, la stessa voce ci anticiperà alcuni avvenimenti che accadranno nelle puntate successive.

Detto questo, il tentativo di Visceral Games di creare una campagna single player, che prende chiaramente spunto dai telefilm americani, diversa da quanto visto fino ad ora, spassosa e divertente e ad alto tasso di adrenalina, è fallito miseramente, anche se ciò non toglie che, alla fine, le circa 6/7 ore che servono a completare la modalità giocatore singolo non siano tutte da buttar via. Qualcosa di buono c’è. Qualche innovazione anche. Probabilmente si doveva premere di più il pedale dell’acceleratore per lasciare indietro le meccaniche di gioco tipiche di Battelfield e crearne di nuove più adatte a questo spin off che invece resta sospeso tra passato e presente senza però proiettarsi verso il futuro. Un’occasione persa che lascia sicuramente l’amaro in bocca, visto che bastava osare di più per creare un gioco degno del nome che porta.

QUALUNQUE COSA DIRAI SARA USATA CONTRO DI TE

Se la campagna non soddisfa appieno le nostre aspettative, non si può dire lo stesso del comparto multiplayer. Alcune ottime idee, messe in campo dai ragazzi di Visceral, hanno portato quella ventata di novità che non può che far bene a un brand che, Se la campagna non soddisfa appieno le nostre aspettative, non si può dire lo stesso del comparto multiplayer, che, grazie ad alcune indovinate aggiunte, contribuisce a svecchiare una formula fin troppo consolidata.per certi versi, andava sicuramente svecchiato.

Il ritmo questa volta è più frenetico e, anche se le mappe sono come sempre molto grandi, sono sicuramente più contenute rispetto al passato e questo giova, e non poco, al gioco. Accanto all’intramontabile Conquista, da sempre fiore all’occhiello e cifra dominante della serie Battlefield, abbiamo alcune nuove modalità molto ben congegnate. Deatmatch a Squadroni diventa Deatmatch Team e prevede fino a 64 giocatori in campo, mentre Soldi Sporchi e Corto Circuito risultano entrambe molto divertenti e con ottime meccaniche di gioco.

Corto Circuito, in particolare, va a sostituire Re della Collina, e questa volta saremo in costante movimento per cercare di controllare i punti chiave (rappresentati da dei veicoli) sulla mappa guidando i nostri mezzi il più a lungo possibile (più restiamo alla guida e più punti accumuliamo) oppure percorrendo la mappa a piedi nel tentativo di distruggere i mezzi di trasporto nemici. Qui la confusione diventa arte per chiara e precisa scelta degli sviluppatori che, per una volta, mollano il freno per rendere la saga di Battelfield meno lenta e più vivace. Puro divertimento a discapito di un tatticismo che da sempre caratterizza questo gioco.

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Soldi Sporchi prevede invece che le due squadre di giocatori si fronteggino per sottrarre denaro da un punto posto al centro della mappa e riportare così il bottino alla propria base. Potremo anche scegliere di infiltrarci nella base nemica e sottrarre i loro guadagni attingendo direttamente alla scorta della squadra avversaria. Qui qualche tatticismo in più è presente e il gioco di squadra potrebbe diventare fondamentale per portare a casa la vittoria. I capovolgimenti di fronte sono repentini e rendono questa modalità di gioco molto piacevole. Oltre a recuperare il bottino, infatti, dovremo stare attenti anche a difendere la nostra base, e per questo Corto Circuito risulta una delle modalità di gioco forse più interessanti dell’intero pacchetto multi giocatore.

Rapina invece ricalca la classica combinazione che vede da una parte i ladri e dall’altra i poliziotti. La squadra dei malviventi dovrà cercare di mettere a segno un bel colpo in banca e rubare il denaro. Una volta conquistato il bottino, bisognerà difendere il corriere fino a raggiungere il punto di prelievo. Dall’altra, la squadra delle forze dell’ordine dovrà fare di tutto per recuperare il maltolto e riportarlo alla base sventando il furto. Rapina potrebbe essere una modalità molto interessante però, alla fine, risulta caotica e frustrante, con continui capovolgimenti di fronte spesso incomprensibili per il giocatore stesso, punti chiave sulla mappa poco chiari e voce fuori campo che poco aiuta nello svolgimento del gioco. Troppa carne al fuoco non ha prodotto il risultato sperato e alla fine sembra di essere preda di un enorme confusione da cui difficilmente si potrà uscire.

Team Deatmatch presenta un ritmo forsennato con troppi difetti che accompagnano l’azione. Se l’idea di mettere insieme 64 giocatori in una mappa di piccole dimensioni poteva scatenare un bel po’ di divertimento (qui i cecchini avranno vita dura, così come i tanto odiati camper), le reazioni sempre troppo lente dei nostri personaggi, i respawn completamente sballati (non di rado vi capiterà di rinascere in mezzo a un nutrito gruppo di giocatori avversari), le hitbox poco precise e il bilanciamento delle armi praticamente inesistente fanno di questa modalità la meno riuscita tra tutte.

Salvataggio e Nel Mirino, entrambe giocate su mappe in scala ridotta, risultano invece molto ben congegnate, grazie anche a un taglio delle location fatto davvero in maniera perfetta. Tra il recuperare gli ostaggi in Salvataggio e l’accompagnare qualche VIP indenne a destinazione, il divertimento è assicurato. In entrambi i casi, avremo una sola vita a disposizione, quindi studiare l’ambiente che ci circonda e fare gioco di squadra potrebbe essere la soluzione migliore per vincere il match. Peccato però che per rianimare un compagno si possa comunque utilizzare il defibrillatore o un’iniezione di adrenalina. Così facendo alla fine si va ad inficiare, e non poco, il risultato finale, visto che la classe medico potrebbe essere la più utilizzata e rianimare il compagno morto porterà via tutta l’adrenalina che una simile modalità richiede.

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Possiamo dire che il comparto multiplayer di Battlefield Hardline risulta molto ben congegnato, con modalità di gioco davvero molto ben riuscite e piacevoli, alcune delle quali sono state in grado di portare quella ventata di novità che svecchiano alcune meccaniche di gioco ormai obsolete di fronte alla nuova generazione di console. Se l’intento dei ragazzi di Visceral Games era quello di divertirci rendendo la modalità multi giocatore affatto noiosa, possiamo dire senza ombra di dubbio che ci sono riusciti.

Si spera che qualche patch in futuro porti un maggior bilanciamento delle armi e un respawn un po’ meno casuale. Inoltre, una maggiore distruttibilità ambientale, qui davvero ridotta all’osso, peculiarità che da sempre appassiona i giocatori che preferiscono Battlefield a COD, potrebbe rendere il multiplayer di Hardline sicuramente più interessante.

VISCERAL VS DICE

Se la campagna giocatore singolo non brilla certo per trovate geniale e se il comparto multiplayer di contro ci ha fatto vedere più di una cosa buona, è il comparto tecnico, alla fine, la vera nota dolente di questo spin off della serie Battelfield. Il passaggio di testimone tra il team DICE, da sempre legato a questo brand, e il team Visceral non ha portato a trarre il meglio dal motore grafico Frostbite 3. Se Battlefield 4, pur con tutti i suoi problemi, ci offriva comunque una grafica all’altezza delle nostre aspettative, Hardline, a esclusione di alcuni scorci interessanti, non brilla certo per aspetto esteriore. I modelli poligonali sono ridotti all’osso e la resa grafica sembra arrivare da un’altra generazione di videogiochi. Le texture risultano poco definite e il comparto tecnico è troppo altalenante per meritare più di una risicata sufficienza. Le animazioni facciali dei protagonisti nelle cut scene della campagna sono praticamente inesistenti e la cura dei dettagli, da sempre cifra caratteristica di questo gioco, qui viene completamente ignorata a favore di location spoglie, lineari, con un’illuminazione poco precisa e un gioco di chiaroscuro fin troppo elementare.

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Niente da dire, invece, sul frame rate, che resta stabile nei suoi 60fps che ben si accompagnano al ritmo frenetico del gameplay. Anche sul fronte multigiocatore, Hardline si presenta molto stabile e le partite non soffrono mai di cali di frame, neanche quando ci troviamo a giocare una partita con 64 giocatori presenti contemporaneamente nella mappa, come accade per Deatmatch Team. L’interfaccia di gioco è la stessa vista in BF4. Le classi da sviluppare per il multiplayer sono come sempre quattro e ricalcano quanto visto nei precedenti capitoli della serie, con la differenza che, accumulando denaro, si potrà scegliere quale arma sbloccare prima semplicemente acquistandola. Anche le componenti dell’arma, quali mirino, sottocanna e altro, andranno prima sbloccate e poi acquistate a seconda del nostro stile di gioco e delle nostre preferenze. Il comparto sonoro rimane molto buono, anche se a volte la voce fuori campo che ci accompagna durante le partite multi giocatore, più che aiutarci, risulta fastidiosa ed estremamente noiosa.


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Commento finale
 

Battlefield: Hardline è stato un titolo difficile da recensire, come sempre capita quando ci si trova di fronte a un gioco che vuole rinnovare una serie senza però stravolgerla. Ed è proprio questa scelta di non andare fino in fondo fatta da Visceral Games che fa sì che che Hardline si vada a collocare in una sorta di limbo a metà strada tra ciò che poteva essere e ciò che non è. Il potenziale per questo gioco c’è tutto, peccato non sia stato messo in campo. A fronte di una campagna troppo lineare e semplicistica, abbiamo un multiplayer divertente che presenta più di una novità e che ha messo in campo alcune idee davvero molto buone. Per tutti coloro che amano gli sparatutto in prima persona, Hardline rappresenterà una buona scelta per passare molte ore in compagnia del divertimento puro. Per tutti coloro che invece amano la serie Battelfield così com’è, giocare questo nuovo capitolo potrebbe essere un vero e proprio shock. Le basi ci sono per rinnovare questa serie, basta avere il coraggio di portare fino in fondo le scelte fatte e sfruttare al massimo quel motore grafico che ci ha regalato comunque grandi soddisfazioni in termini di resa su BF4.

Il Gioco
 
Piattaforma
Genere
Sviluppatore

Visceral Games

Publisher

EA

Data di uscita

19/03/2015

Pro

- Multiplayer divertente
- Alcune novità introdotte portano nuova linfa al brand
- Frame rate stabile

Contro

- Campagna single player troppo lineare
- Distruttibilità ambientale ridotta al lumicino
- Grafica non eccellente

Redazione
Il voto di G969
7.5


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