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Alien Isolation Recensione

Impossibile Computare

il 19 ottobre 2014 (15:01) di @skynet969
 

Alien-IsolationNon vi è alcun dubbio che la saga cinematografica di Alien, iniziata nel lontanissimo 1979 con la pellicola diretta da grande Ridley Scott, rappresenti ancor oggi il culmine del genere horror sci-fi e che, a discapito di alcuni capitoli meno riusciti e altrettanti spin-off probabilmente non allaltezza, si sia guadagnato in oltre trentanni di vita un folto stuolo di appassionatissimi fans. Tra questi, lo ammetto, cè anche il sottoscritto, tanto affascinato dalla bellezza androgena di Sigourney Weaver e dalle sembianze dello xenomorfo forgiate da Hans Ruedi Giger e Carlo Rambaldi quanto profondamente deluso dalle trasposizioni videoludiche susseguitesi in gran numero sin dallalba del videogioco stesso, pressoché mai capaci di infondere la stessa sensazione di disturbo e inquietudine trasmessi dalle opere di celluloide. Ne è esempio lampante il recentissimo Alien: Colonial Marines, con il quale Gearbox, inanellando una serie di errori di valutazione e progettazione, ha tradito le aspettative di un numero inimmaginabile di videogiocatori, restituendo al mondo dellelectronic entertainment qualcosa che si poteva solo archiviare in gran fretta. Ciò che nessuno si aspettava è che Sega, prima di veder naufragare completamente e irrimediabilmente il brand, annunciasse a così breve distanza dallabominio di Gearbox un altro gioco con protagonista lessere macrocefalo e bi-mascellare e che a rendersi autore dellopera fosse uno studio britannico noto per un gioco che è tutto fuorché di stampo survival horror e tantomeno fantascientifico. Ma con lannuncio di Alien Isolation, Sega ha sottinteso più che la promessa della rinascita del soggetto. Se lintera industria videoludica ha sempre strizzato locchio ad Aliens, il secondo e altrettanto fortunato film diretto da James Cameron, Isolation ci riporta alle origini, calandoci, esattamente come il terzo ufficiale della Nostromo, Ellen Ripley, nei panni dellunico sopravvissuto in una stazione spaziale decadente alle prese con la primordiale creatura. Una sfida ardua quella raccolta da Creative Assembly, il cui compito più difficile, come si vedrà in seguito, non è stato tanto nella realizzazione tecnica quanto nel riuscire a mantenere le aspettative per tutto il corso dellavventura.

Alien Isolation

Tale madre tale figlia

Ad Amanda Ripley, figlia della sopravvissuta del cargo spaziale Nostromo, esploso in un’infinità di frammenti 15 anni prima, viene concessa dalla compagnia Weyland-Yutani – per conto della quale anch’ella lavora – lopportunità d’indagare finalmente sulla scomparsa della madre, Ellen Ripley. L’occasione è unica: un team di salvataggio ha recuperato e portato a bordo della stazione spaziale Sevastopol, che si trova in orbita al confine dello spazio profondo, la scatola nera della Nostromo. In quel registratore di volo sono racchiuse le preziose informazioni che farebbero luce una volta per tutte sulla sorte di Dallas e del suo equipaggio.Alien Isolation screenshot 2 Ma, come è prevedibile, le cose non vanno per il verso giusto. Amanda si divide dai due colleghi con i quali aveva condiviso il viaggio sulla Torrence e si ritrova letteralmente catapultata sulla Sevastopol, che scopre essere stata trasformata in qualcosa molto più vicino a un cimitero che a una “città dello spazio”. E’ sola. Impaurita. E disarmata.

Creative Assembly ha saputo sfruttare tali presupposti come mai sinora era stato fatto. La Sevastopol è una Nostromo in larga scala e gli effetti sonori e luminosi che si susseguono all’incedere di ogni nostro passo incutono già di per loro paura, facendoci accapponare la pelle, ancor più se siamo amanti del primo film. Da quest’ultimo, inoltre, è stata carpita senza ulteriori adattamenti l’intera colonna sonora, con musiche che cadenzano ogni situazione con maniacale precisione, ridotte al minimo o addirittura assenti nella fasi esplorative, incalzanti e martellanti in quelle concitate. L’eco di voci terrorizzate che provengono dai moduli più remoti, gli allarmi che proiettano luci vermiglie sulle pareti dei corridoi e la fedele ricostruzione scenica delle apparecchiature di bordo, futuristiche e al tempo stesso così simil anni 80, rendono la stazione spaziale un mortale gioco di ombre, con segreti e pericoli che possono celarsi dietro a ogni angolo.

Un essere supremo

Sarà la voglia di comprendere cos’è accaduto in quel luogo a spingerci nei meandri più tetri della Savastopol, costituiti da tunnel, corridoi e canali di aerazione, ognuno con la propria storia che narra di una vita di frontiera improvvisamente stroncata da qualcosa di inenarrabile, di una Compagnia che a causa della sua avidità ha lasciato che la natura si reimpossessasse di quanto era suo e di persone rimaste sole e tremendamente spaventate. Sì, perché, a differenza di tutti gli altri giochi basati su Alien, in Isolation lo xenomorfo non sarà il nemico da sconfiggere. Potremo affrontarlo anche se poco consigliato -, spaventarlo o distrarlo, ma mai ucciderlo. Nonostante ciò, l’Alien è la nostra principale nemesi e abbiamo a disposizione un certo numero di armi che ci permettono, se strettamente indispensabile, il confronto. Ma il vero scopo sarà comunque sopravvivere, e nascondersi in un armadietto, sotto un tavolino o in un condotto sarà sempre l’opzione preferibile. E visto che sarà così dal nostro primo incontro sino alla fine del gioco, impareremo che nostro unico e imprescindibile amico è il rilevatore di movimento (il cui suono, nella versione per Playstation 4, viene simpaticamente riprodotto dall’altoparlante del Dualshock) e che sull’intera Sevastopol non esiste un posto che possiamo chiamare casa.

Questo ci porta inevitabilmente a parlare degli altri pericoli che incombono su Amanda. Ciò che è accaduto sulla Sevastopol non ha cancellato completamente la presenza umana: i pochi superstiti sono terrorizzati e pronti a uccidere se necessario, mentre il personale “sintetico” si è trasformato in tanti “Ash”, determinati a svolgere il loro compito, anche trasgredendo agli inibitori comportamentali dei quali sono dotati (almeno da quando Asimov ha scritto le famose tra leggi della robotica). Per contro, Amanda è forse, insieme a Miles Upshur, il giornalista di Outlast, il personaggio meno fisicamente resistente e meno capace di infliggere danni tra quelli dei più recenti survival horror. La sopravvivenza passa inevitabilmente dal procedere silenzioso e dal saper sfruttare gli oggetti che troveremo sparsi per la stazione spaziale.Alien Isolation screenshot 3 Un ottimo sistema di crafting, richiamabile attraverso il menù rapido al quale si accede con la sola pressione di un tasto, ci permette di assemblare un certo numero di materiali, come medikit o ordigni, questi ultimi non particolarmente efficaci sullo xenomorfo, ma abbastanza per gettare scompiglio tra gli altri nemici. Il sapiente utilizzo degli oggetti è la chiave per oltrepassare i punti più ostici, quindi conoscere alla perfezione gli effetti che questi produrranno risulterà vitale.

Non possiamo dimenticarci però dell’alieno, la cui presenza è costante per tutto il corso dell’avventura. Mentre in determinati casi il suo apparire sarà necessario per prosieguo stesso della narrazione, per il tempo restante lo xenomorfo (le cui dimensioni ricordano quelle generose della pellicola di Ridley Scott, piuttosto che quelle decisamente più minute viste nel terzo capitolo diretto da David Fincher) rimarrà un pericolo latente, pronto a entrare in azione al minimo rumore. Lo sentiremo spesso “zampettare” sulla nostra testa, per poi vedercelo piombare davanti da un condotto d’aerazione quando meno ce lo aspettiamo. Onde evitare tali spiacevoli incontri, sarà necessario procedere con il massimo silenzio, accovacciati e sfruttando i ripari costituiti dagli anfratti e dagli oggetti che si trovano sulla stazione spaziale. Senza armi e con il motion tracker sempre ben stretto in pugno, avremo paura di accendere anche per qualche istante la torcia che potrebbe destare l’orribile creatura e un solo sibilo prodotto dallo sfiato di una valvola ci farà immancabilmente saltare dalla poltrona. Ad alimentare la tensione giunge inoltre il sistema di salvataggio – alcune postazioni fisse sulle quali è necessario agire manualmente – che, pur obbligando di sovente a ripetere lunghe sessioni (con frustrazione inclusa), costringono alla pianificazione di ogni passo.

Geniale, ma probabilmente non facilmente sfruttabili, l’introduzione di due opzioni che su PS4 arricchiscono lesperienza stealth. Con la prima sarà possibile far tracciare a PS Camera il movimento della nostra testa e sbirciare dietro gli angoli inclinandola da un lato o dallaltro. Con la seconda si potranno inviare al gioco i rumori ambientali registrati dal microfono del sensore. Insomma, potremo anche giocare come provetti Sam Fisher, ma attenzione a non farsi scappare uno starnuto!

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La Sevastopol, la vera protagonista di Isolation

Ciò che guarnisce il tutto con un tocco di magistrale è l’aver trasposto queste meccaniche in una sorta di open world. La Sevastopol è esplorabile in ogni suo angolo, anche se alcuni settori non saranno subito accessibili perché protetti da sistemi di sicurezza non ancora bypassati e alcune porte potranno essere aperte solo utilizzando oggetti che troveremo più avanti. Ma il sistema funziona eccome. Ogni qualvolta faremo ritorno in unarea già esplorata avremo più libertà di movimento, saremo in grado di accedere ad alcuni nuovi locali – magari tagliando un pannello o utilizzando un badge che abbiamo recuperato nel frattempo – e scoprire nuovi retroscena sulla storia.

I SurviveIn Alien Isolation è presente un'interessante modalità che va ad aggiungersi alla campagna chiamata Sopravvivenza e dove verranno riproposti alcuni momenti della missione principale, ma dove sarà necessario raggiungere determinati obiettivi in un certo lasso di tempo e, chiaramente, con l’alieno alla nostra costante ricerca. Si tratta di una sfida impegnativa e appagante, consigliata sopratutto dopo aver terminato il gioco. La mancanza d'equipaggiamento e le risorse ridotte al minimo renderanno ogni prova un vero e proprio calvario. Assolutamente da provare.

Alieni si nasce

Alien Isolation screenshotMalauguratamente, quella che dovrebbe rappresentare la punta di diamante della produzione Sega finisce per essere il suo più grande difetto. Non fraintendetemi, quello di Isolation è lo xenomorfo più realistico mai creato in un videogioco. Imprevedibile e mortale, reagisce con rapidità ed eccezionale intelligenza a ogni situazione ambientale. Ma pur se micidiale esattamente come quello che ha infestato la Nostromo, non è l’essere che mi sarei aspettato. Concordo con il fatto che uccidere decine di Alien e FaceHugger e vedere il loro acido molecolare squagliare le pareti, nonostante sia alquanto divertente, è stato oltremodo sfruttato in ambito videoludico e che un’idea fresca come quella portata in Isolation fosse ciò di cui sentivamo il bisogno. Eppure, l’alieno di Creative Assembly è una creatura diversa da quella che mi ha affascinato per tanti, lunghi anni. Se quello ideato da Hans Ruedi Giger era un parassita le cui sembianze pseudo inorganiche ne facilitavano la mimetizzazione tra le condutture dell’astronave e che lo portavano a preferire l’occultamento nella penombra, quello di Isolation è invincibile sotto tutti i punti di vista, resistente al fuoco come alle armi e che ricaccia la sua stessa natura di predatore, esibendosi troppo spesso in manifeste sortite. E anche il veder rimbalzare i proiettili sulla sua pelle verdognola come fossero dardi lanciati da un fionda non ha certo aiutato la mia immedesimazione.

Alien Isolation screenshotTutta la tensione e il terrore che l’incontro con l’alieno alimenta nelle prime fasi, tendono inesorabilmente a scemare proseguendo con il gioco. L’impossibilità di avere la meglio sulla creatura ci costringe a trascorrere gran parte del tempo chiusi all’interno di armadietti o sotto qualche tavolo nell’attesa che si allontani. In più, man mano che ci si avventura all’interno della Sevastopol, le cui dimensioni sono di tutto rispetto, la sua presenza si fa inspiegabilmente più pressante, come se tra Amanda e l’alieno ci fosse una sorta di invisibile legame. Quel senso di oppressione del primo film, che gli sviluppatori hanno tentato di riprodurre fedelmente, regge per diverse ore ed è assolutamente divertente, ma non certo per le oltre 20 necessarie a completare il gioco. Ecco quindi che la nostra attenzione si sposterà inevitabilmente sugli altri pericoli, peraltro non trascurabili e comunque capaci di alzare l’asticella della paura, mentre l’alieno diverrà man mano più una seccatura che un motivo di spavento. L’impressione, insomma, è che l’impostazione di Alien Isolation fosse potenzialmente in grado di regalarci qualcosa di veramente magico, soprattutto per i fans del media franchise, ma che la direzione intrapresa abbia deviato da quelle che erano le sue promettenti basi.

Ma che ci faccio qui?

Altra nota stonata, purtroppo, giunge dalla storia in sé, laddove la sua scrittura pare a tratti confusa e priva di un reale obiettivo. Azionare un generatore, recarsi in un’area particolare nella stazione spaziale, recuperare della strumentazione e tante altre azioni a cui siamo chiamati a ottemperare paiono poco più che un pretesto per farci gironzolare e metterci alla mercé del nemico. A sottolineare l’inutilità di quanto stiamo facendo vi sono poi le cut-scene che inframezzano l’azione, interpretate da personaggi dalle movenze goffe, Amanda compresa, ai quali sono state assegnate battute alquanto discutibili.Alien Isolation screenshot Senza voler svelare nulla, ci si imbatterà verso la fine del gioco in un cambio di rotta sia per quanto concerne il ritmo sia per l’approccio, fino a quel momento dichiaratamente stealth. Si tratta di qualcosa che fa scricchiolare non poco la produzione e che, secondo me, finisce col far naufragare l’intero impianto narrativo, già troppo impegnato a prelevare dal film una quantità industriale di citazioni senza preoccuparsi del nostro coinvolgimento.

Il comparto tecnico di Alien Isolation è tra le cose che mi ha più sconcertato. A una Sebastopol e a un alieno (le vere star dello spettacolo) realizzati egregiamente si contrappongono protagonisti costruiti malamente e altrettanto frettolosamente caratterizzati. In più, il gioco sembra soffrire di una pessima gestione dello streaming dei dati, con frequenti rallentamenti in prossimità del caricamento delle nuove aree, soprattutto quando si stanno per oltrepassare i portelli. Un difetto che sulla versione PC è quasi assente, ma che è particolarmente accentuato su quella per Playstation 4, dove, apparentemente per la stessa ragione, anche le animazioni nelle scene d’intermezzo subiscono importanti cali di framerate.

Questa recensione è basata sulla versione PS4 del gioco gentilmente fornita fa Halifax Italia. E stata altresì testata la versione PC, acquistata dalla nostra redazione.

Commento finale
 

Atteso come il primo vero gioco basato sull’inimitato Alien di Ridley Scott, Isolation riesce nell'intento di ricreare alla perfezione quella sensazione di paura e angoscia che tutti i fan desideravano, fornendo nuova linfa vitale al brand e facendo dimenticare le ultime impietose trasposizioni videoludiche. Ma nei bui anfratti di una della più belle stazioni spaziali mai realizzate, lo xenomorfo vince, ma non convince, complice la scarsa aderenza con la creatura animata da Carlo Rambaldi e di un impianto narrativo mai all’altezza.

Il Gioco
 
Sviluppatore

Creative Assembly

Publisher

Sega

Data di uscita

07/10/2014

Redazione
Il voto di G969
7.9

Passa su per votare
Lettori
Il voto dei lettori
8.7

Hai votato

Pro

- Isolation restituisce al brand la sua vera natura di survival horror
- la Sevastopol è un gigante addormentato tutto da esplorare e finemente caratterizzato
- la paura non vi abbandonerà sino all'ultimo minuto

Contro

- lo xenomorfo "invincibile" obbliga a lunghi tempi di attesa.
- narrazione zoppicante
- comparto tecnico da rivedere

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  • Davide Demonico

    La curiosità di provarlo è davvero tanta, ma a frenarmi cè uno xenomorfo di troppo :asd:

  • Zarusama

    Non vedo lora di provarlo, larticolo mi ha incuriosito tantissimo!!

  • Riccardo Franchi

    Sto provando la versione PS3 e a parte qualche vistoso calo di frame rate il gioco mi sembra tecnicamente buono. Il vero tallone dachille è stato sottolineato bene da Stefanolimpianto narrativo fa schifooriginalità zero! Complimenti per la rece.

  • Riccardo Franchi

    ehmsemiotsecondo me i video che mettete negli articoli sono troppo grandimi escono dal monitor 19 16:9 e ciò è fastidioso.

    • http://games969.com/ Stefano Bruzzone

      Molto strano, perché sono responsivi e si dovrebbero adattarsi allo schermo. Che browser usi?

      • Riccardo Franchi

        Internet Explorer 11 con Windows 8.1eeee unaltra cosa già che ci sonoin altri articol cerano addirittura i link immagine di destra sovrapposti al video.

  • Riccardo Franchi

    il video adesso mi entra in larghezza, ma se voglio vedere anche la barra di scorrimento inferiore del video una buona parte superiore è coperta dal menu di G969 (news, anteprime, ecc) spero di essere daiuto e non il solito rompiscatole di turno. Ciao.

  • Claudia Gonzales

    Non so perchè ma questi giochi tratti da film non mi convincono mai del tutto, soprattutto se si tratta di pellicole famose e di grande richiamo!