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The Town of Light Anteprima

Persi nei meandri della mente

il 20 luglio 2015 (11:00) di
Il gioco
 
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Ci sono infiniti tipi di terrore. Cè quello ancestrale e fondamentale per la nostra sopravvivenza, condiviso con tutte le altre creature senzienti, che ci spinge a temere insidiosi predatori che si nascondono tra le tenebre, in attesa di azzannarci il collo. Un inevitabile effetto collaterale di una delle nostre capacità più importanti, la fantasia, è la paura dellignoto, di creature aliene e orrori per noi inconcepibili, venuti a fare di noi chissà cosa. E poi cè una paura più subdola, un terrore psicologico capace di indurre chi lo subisce a dubitare della propria salute mentale, facendo vacillare così la fondatezza stessa delle sue certezze. The Town of Light non fa certamente mistero di voler sfruttare questo terzo tipo di terrore per stringervi lo stomaco tra le dita e strizzarlo con forza nel momento in cui sarete più vulnerabili, e sarà capace di farlo senza trasportarvi nel pericoloso scenario di una foresta oscura o in quello ignoto e ostile di una navetta aliena, ma in un posto reale e malinconico, lOspedale Psichiatrico dismesso di Volterra.

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Nato dalla ricerca e dalla passione di un team di sviluppo tutto italiano, i ragazzi di LKA, che debutta nel mondo videoludico proprio con questo gioco, The Town of Light dimostra immediatamente di voler attraversare una strada poco battuta dagli altri rappresentanti del genere horror, puntando a un livello di realismo sorprendentemente alto e a una ricerca quasi meticolosa nel riproporre gli effetti della caduta nella malattia mentale. Lex Ospedale Psichiatrico di Volterra, riprodotto fedelmente nelle sue rovinose condizioni odierne, non è altro che il palcoscenico perfetto per mettere a nudo e pizzicare i nervi del giocatore, ma anche per ricordargli in modo indiretto quali orrori si siano consumati dentro e fuori dalle menti degli occupanti di quellIstituto prima che la famosa Legge Basaglia ne imponesse la chiusura insieme a tutti gli altri Ospedali Psichiatrici dItalia.

the town of light (2)Sin dal principio, Town of Light userà ogni espediente narrativo per far calare il giocatore nei panni e nella mente della protagonista, la schizofrenica Renèe, dalla scelta di renderla la voce narrante che ci terrà per mano durante lavventura con i suoi pensieri alla decisione di utilizzare degli elementi a schermo molto minimali: solo un puntatore che cambierà forma per indicarci gli elementi con cui è possibile interagire, una scelta condivisa con lottimo Homesick. Seguendo la storia con gli occhi di Renèe, ci ritroveremo, inoltre, a fare i conti con una delle tecniche narrative dal più grande impatto, quella del narratore inattendibile; i pensieri della protagonista, infatti, si dimostreranno più di una volta influenzati dal suo singolare stato psicologico, e persino il mondo di gioco muterà di fronte ai nostri occhi, mostrandoci stati allucinatori e confusionali.

È proprio nella natura stessa della narratrice che The Town of Light si separa dai comuni giochi horror in prima persona che affollano ormai la piattaforma Steam, infatti, dove altri sviluppatori hanno optato per una serie di enigmi, i ragazzi di LKA hanno deciso di dar maggior spazio alla narrazione e allesplorazione, offrendo al giocatore comodi aiuti per proseguire nel gioco e dissotterrare così ulteriori memorie del passato della protagonista come paziente dellOspedale. Anche i jumpscare, seppure presenti, sono utilizzati in modo sporadico nella versione di prova e lasciano spazio a una sensazione di inquietudine più generale e continua che sembra crescere in modo esponenziale con il procedere allinterno della struttura ospedaliera e impennare in modo deciso una volta ritrovata Charlotte, la bambola di Renèe che ci accompagnerà per parte dellavventura, agendo come un catalizzatore per i pensieri disturbati della protagonista.

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La scelta di utilizzare il motore grafico Unity, sfruttandone in modo egregio gli effetti luminosi e arricchendo il tutto con ottime texture realistiche, si dimostra un centro perfetto, capace di regalare al giocatore ambienti mozzafiato e interni claustrofobici tagliati da una luce crepuscolare in grado di portare in vita in modo ancora più impressionante gli scenari di Volterra. Sia ben chiaro, però, che non ci troveremo di fronte a una ricostruzione palmo per palmo dellintero, mastodontico complesso ospedaliero, ma solo di fronte a una ricostruzione quasi perfetta della facciata esterna di tre padiglioni i cui interni hanno subito unovvia rivisitazione per essere resi compatibili con lo storytelling e il gameplay del gioco. La versatilità del motore grafico ha inoltre permesso agli sviluppatori di sbizzarrirsi nel ricreare le allucinazioni da incubo che piagano la mente di Renèe, generando sezioni quasi oniriche in grado di disorientare il giocatore con geometrie non euclidee ed effetti visivi degni di Inception.

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Seppur non grandiosa quanto il magnifico comparto grafico, la componente sonora svolge bene il suo compito: a una voce narrante solida ma a tratti poco convincente fanno da contrappeso gli ottimi rumori ambientali, capaci di aumentare ulteriormente limmersione del giocatore.

Altra caratteristica da non sottovalutare è la completa compatibilità di The Town of Light con il visore per realtà virtuale Oculus Rift, grazie al quale limmedesimazione nei panni della povera Renèe risulterà ancora più completa e angosciante.


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Primo impatto
 

The Town of Light è un titolo che, in questa versione Alpha, dimostra delle enormi potenzialità sia nel comparto tecnico, curato e notevolmente superiore allo standard a cui ci hanno abituato le release indie di Steam Greenlight, sia nel comparto narrativo, che dimostra una particolare maestria nel manipolare e orientare la mente del giocatore verso i recessi più oscuri della mente.
Quello che dev'essere immediatamente chiaro a chiunque sia interessato al titolo, però, è che difficilmente si troverà di fronte a un gioco simile ai vari Slender o Outlast, si tratta piuttosto di un'esperienza narrativa più psicologica, per certi versi più vicina a Gone Home.
Non ci resta che incrociare le dita e augurarci che i ragazzi di LKA ci regalino un pasto completo all'altezza dell'antipasto provato da noi.